GLI EPSTEIN FILE E IL SILENZIO DEL POTERE
- Emilio Mordini

- 28 feb
- Tempo di lettura: 3 min

𝗜𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗲 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗲 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗲, 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 “𝗘𝗽𝘀𝘁𝗲𝗶𝗻 𝗳𝗶𝗹𝗲𝘀” 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 “𝗱𝗲𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱 𝗚𝗮𝗿𝗹𝗮𝘀𝗰𝗼” sulle pagine dei giornali, in televisione e persino sui social media. Tutti a litigare sui nomi, sulle liste, su chi c’era e chi non c’era, a prima vista per gettare il biasimo e il disdoro sugli avversari politici e sui “nemici ideologici” (Trump o il Mossad, Bill Gates o Elon Musk); in realtà, per contendersi il posto in una sorta di Olimpo segreto del potere globale (qualcosa di simile, ma su scala solo italiana, accadde molti anni fa con le liste della loggia P2: si stigmatizzavano i partecipanti ma il non essere in quegli elenchi, per chi fantasticava di essere potente, significava accorgersi di non contare nulla).
𝗦𝗲 𝘀𝗶 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮, 𝗽𝗲𝗿𝗼̀, 𝗰𝗼𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗴𝗹𝗶 “𝗘𝗽𝘀𝘁𝗲𝗶𝗻 𝗳𝗶𝗹𝗲𝘀”, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻 𝗢𝗹𝗶𝗺𝗽𝗼, 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮𝗻𝗼 una di quelle tristi sale di massaggi cinesi dove professionisti attempati cercano, durante la pausa pranzo, un frettoloso “happy ending”. Insomma, non è il caso di scomodare Sallustio, tutt’al più questa vicenda ricorda il Nerone di Petrolini: “𝘉𝘦𝘯𝘦! 𝘉𝘳𝘢𝘷𝘰! -𝘎𝘳𝘢𝘻𝘪𝘦”. Quella che ritroviamo negli “Epstein files” è una piccola umanità ansiosa di non perdersi neanche un giro di giostra: sesso in saldo, denaro che passa da un conto all’altro, la vaga speranza che da qualche parte esista ancora un “privè” riservato ai veri importanti.
𝗔𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗶, 𝗲𝗿𝗲𝗱𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗻𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼, o miliardari, padroni del governo del mondo, presidenti o ex-presidenti degli Stati Uniti, sono solo tristi poveracci che si eccitano nel trovarsi immersi in una pornografia da Internet. Il loro orizzonte erotico sono 𝘛𝘪𝘬𝘛𝘰𝘬 e 𝘐𝘯𝘴𝘵𝘢𝘨𝘳𝘢𝘮 (di cui può capitare che siano – trionfo del ridicolo – persino tra i proprietari). Viaggiano in lussuosi jet privati ma, quando hanno fame, mangiano Pizza Hut e hamburger; posseggono palazzi e proprietà in tutto il mondo ma si vestono con felpe e sneakers, non per understatement ma per innato cattivo gusto.
𝗖𝗼𝘀𝗶̀, 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗼𝗿𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲𝘃𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗘𝗽𝘀𝘁𝗲𝗶𝗻, quanto accorgersi della povertà mentale dei potenti della nostra epoca. Dove sono oggi i Donatien-Alphonse-François de Sade o i suoi tardi epigoni del Salò di Pasolini? I potenti dell’antichità avevano almeno il buon gusto di essere eccessivi nei loro vizi, tragicamente grandi nelle loro crudeltà e perversioni. La vita di Caligola ed Eliogabalo, di Teodora e di Andronico o dei signori rinascimentali italiani fu – per quanto se ne sa – costellata di eccessi di ogni tipo ma fu anche fatta di idee geniali, opere architettoniche straordinarie, slanci di hybris degni di Capaneo, profondi impeti religiosi, ribellioni contro le classi dominati, guerre memorabili, fini tragiche come quella di MacBeth.
𝗡𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 “𝗘𝗽𝘀𝘁𝗲𝗶𝗻 𝗳𝗶𝗹𝗲𝘀”: un jet privato come un qualsiasi imprenditore brianzolo, una magnum di Crystal (come in un locale di Flavio Briatore), qualche isola tropicale che in certe giornate ricorda Lignano Sabbiadoro fuori stagione, e, soprattutto, l’accurata organizzazione del non-pensiero. In questa storia tutto è piccino e miserello: la gonorrea di Bill Gates e i filmati con cui forse il Mossad o qualche altro servizio segreto ricattava questi potenti. È una storia che ignora il silenzio, attraversata da un perenne rumore di fondo fatto di musicaccia da quattro soldi, chiacchiere infinite, telefoni che squillano, assistenti che corrono, biancheria intima da poco prezzo. Tutto purché non ci si accorga mai della pausa tra un desiderio e l’altro, dell'istante in cui, anche al più cretino tra gli esseri umani, si affaccia inevitabile la domanda: “𝘌 𝘢𝘥𝘦𝘴𝘴𝘰, 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘦 𝘧𝘢𝘤𝘤𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢?”.
𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗿𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲. La nostra società è diabolica non perché sia più perversa o crudele di quelle che l’hanno preceduta ma perché è infinitamente più stupida a partire dai “potenti” che la abitano. I potenti del passato insegnavano non soltanto i loro vizi ma anche la loro grandezza; quelli del presente diffondono solo bruttezza e confusione.
𝗦𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲, 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶, 𝗹𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝘀𝗶𝗮 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼, imparare a godere delle pause e, nelle pause, sentire il pulsare la vita che comunque scorre e, come un fiume, si dirige verso l’infinità profonda e misteriosa del mare.



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