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IL TEMPO RUBATO

  • Immagine del redattore: Emilio Mordini
    Emilio Mordini
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min
Al tramonto, si attende che arrivino le navi e intanto il tempo scorre. Affrettiamoci quindi, perché l'ora e il giorno non le sa nessuno.
Caspar David Friedrich, "Die Lebensstufen" (Le età della vita), 1835

“Cinque minuti e arrivo”. Il malcapitato a cui viene detta questa frase comprende subito cosa lo aspetta. Sa che ora dovrà attendere per almeno venti minuti se non di più. Ma gli tocca pazientare e accettare di perdere il suo tempo. Ogni ritardo è un furto: il ritardatario è un ladro di tempo.


In musica, il tempo rubato è una tecnica interpretativa che consiste nel flettere l’andamento regolare di un brano, accelerando o rallentando momentaneamente il valore delle note per creare una tensione emotiva nell’ascoltatore. Cosa vogliono ottenere i ladri di tempo?


Non intendo coloro che coscientemente decidono di far aspettare qualcuno per una ragione precisa o per affermare il loro potere. Neppure, ovviamente, mi riferisco ai ritardatari occasionali, come a ciascuno di noi può capitare di essere. Voglio, invece, parlare di quelle persone – e non sono poche – che non riescono mai a evitare di far tardi, ai ritardatari cronici.


Molto spesso, costoro non sono solo in ritardo quando devono incontrare qualcuno o recarsi da qualche parte, ma in quasi tutte le loro attività. Se devono prendere un aereo o un treno riescono inevitabilmente ad arrivare all’aeroporto o in stazione solo pochi istanti prima della partenza; se devono consegnare un lavoro, una relazione o, comunque, hanno una data ultimativa da rispettare, riescono sempre a ridursi agli ultimi minuti utili, costringendosi, a volte, a veri e propri tour de force per completare il loro compito. Non sono, quindi, solo ladri del tempo altrui ma anche del proprio.


La cosa che più colpisce nei ritardatari cronici è che sono consapevoli che la loro è una vera malattia, una compulsione a cui non riescono a sottrarsi. Non lo danno mai a intendere, anzi spesso scherzano sul loro difetto, lo minimizzano, lo spacciano come furba gestione del tempo, dileggiano l’eccessiva puntualità altrui, si vantano di riuscire sempre ad arrivare in tempo per prendere l’aereo o per consegnare un lavoro. Ma sorvolano sull’inevitabile maleducazione del loro comportamento, sui disagi, le preoccupazioni, persino le ansie che creano negli altri e sulla fatica che costa loro vivere sempre all’ultimo respiro.


Come Michel, il piccolo delinquente protagonista del film di Godard «À bout de souffle», si illudono di essere Humphrey Bogart ma, in cuor loro, sanno bene di essere solo poveracci che si sono condannati da soli a vivere in perenne affanno, sino al giorno in cui qualcuno – stanco di attenderli – non se ne andrà senza aspettarli. Perché lo fanno?


Dopo tanti anni, mi sembra di poter dire che i ritardatari cronici sono tutte persone che, nella loro prima infanzia, hanno fatto esperienza di adulti che non hanno onorato la parola data. I bambini molto piccoli nutrono una fiducia assoluta negli adulti e l’esperienza di una promessa non mantenuta provoca principalmente disorientamento. Tuttavia, gli studi di baby observation dimostrano che già attorno ai 14 mesi i bambini cominciano a reagire con tristezza e rabbia agli adulti che non rispettano gli impegni presi (ad esempio, un genitore che dice loro “Arrivo subito” e non torna). Ancora per un certo tempo, i piccoli continuano a credere ciecamente alle parole degli adulti. Poi, attorno ai 2-3 anni, i bimbi imparano a ricorrere alle loro prime, rudimentali bugie. Sperimentando su sé stessi il meccanismo della menzogna, iniziano a intuire che anche i grandi possono usarlo, così cominciano a giudicare in base a questa scoperta l’affidabilità di chi sta attorno a loro.


In quasi tutti i ritardatari cronici è possibile rintracciare il ricordo di una promessa mancata, di un inganno particolarmente doloroso subito da parte di uno degli adulti che si occupavano di loro. Non si tratta necessariamente di un evento drammatico o dotato di grande rilevanza, anzi, il più delle volte si tratta di un fatterello in apparenza banale o di piccole infedeltà ripetute, di cui la persona conserva spesso persino il ricordo, senza dargli più soverchia importanza. Se, però, si riesce a risalire alle emozioni originarie legate a quello o quegli episodi, si scopre che sono gravati non solo da una sofferenza profonda ma da un senso quasi di perdita definitiva. Come se il patto non rispettato avesse rappresentato per quel bambino un punto di non ritorno. Da quel momento, colui che fu tradito è condannato – si condanna – a essere lui un traditore.


In effetti, ogni qual volta non si rispetta un appuntamento si compie un piccolo tradimento. Si tratta di tradimenti minuscoli, così comuni che nessuno li chiama più tali eppure, se ci si pensa, i ritardi sono sempre una mancanza della parola data, un inganno della buona fede altrui. Ad esempio, ci si dice tra due amici “vediamoci domani alle dieci” e si conviene entrambi sull’orario. Poi accade che uno dei due arrivi puntuale, fiducioso della parola dell’altro, ma il secondo si presenta soltanto un’ora dopo. Di cosa si tratta se non di un vero tradimento, dell’avere ingannato la buona fede di chi è giunto, invece, in orario? Un mondo in cui tutti fossero in ritardo diventerebbe in breve tempo un caos invivibile, nessun impegno di alcun tipo potrebbe essere rispettato. I ritardatari si possono permettere di essere in ritardo solo perché ci sono persone che, diversamente da loro, rispettano la parola data.


Accade così che chi fu ingannato finisca per ingannare. Non è un destino, ma è una forza: chi ha subito il tradimento di una promessa porta con sé una mappa del mondo in cui le promesse non si mantengono, e tende, spesso senza saperlo, a confermarla.


Gli antichi scolastici sostenevano che il bene tendesse per sua natura a diffondersi — bonum diffusivum sui — come la luce. Tommaso d’Aquino era già abbastanza lucido da accorgersi che, se fosse davvero così, il mondo avrebbe un aspetto assai diverso.


Nella pratica, è spesso il male a propagarsi con maggiore facilità. Un ritardo genera risentimento, il risentimento genera distanza, la distanza genera altri ritardi, altre rotture. La catena è lunga, e comincia sempre da qualcosa di piccolo.


Una regola fondamentale del rubato in musica è che il tempo dovrà essere sempre restituito prima che il brano abbia fine. Affrettiamoci a farlo quindi, perché l’ora e il giorno non le sa nessuno.

 
 
 

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ultimo aggiornamento: 03/06/2026

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