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𝗦𝗜 𝗣𝗨𝗢̀ 𝗖𝗔𝗠𝗕𝗜𝗔𝗥𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗦𝗦𝗔𝗧𝗢?

  • Immagine del redattore: Emilio Mordini
    Emilio Mordini
  • 30 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 mag

Sonnenuntergang von C.D. Friedrich
Sonnenuntergang von C.D. Friedrich

Ieri ho urtato con l’auto mentre parcheggiavo. Nulla di grave, ma il parafango si è un po’ammaccato. Stamattina, scendendo in garage, l’ammaccatura era ancora lì. Non è stato un sogno.


Succede anche con altre cose. Una chitarra impolverata, lasciata da anni in un angolo della stanza e mai suonata, testimonianza di una antica velleità musicale. Una piccola cicatrice sul braccio, ricordo di un vetro rotto da bambino. Una cartolina di quando ancora si spedivano: "Saluti da Rapallo" da una vecchia zia. La foto polaroid di una gita in montagna (chi è quella persona sulla destra?) e un libro di liceo (quante cose studiate e dimenticate).   


E poi ci sono le cicatrici dell’anima, quelle che nessuno riesce completamente a evitare: amori finiti troppo presto o troppo tardi, persone perdute, scelte improvvide, appuntamenti mancati, parole non dette oppure dette quando non si sarebbe dovuto. Cose e segni che ci ricordano che ciò che è accaduto è accaduto e ormai resterà per sempre.  


Da qui nasce un’idea semplice, quasi ovvia: il passato non cambia. Resta lì. E allora, a cosa serve tornarci? “nun vale cchiù a niente/ 'o ppassato a penzá (…) Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, / chi ha dato, ha dato, ha dato / scurdámmoce 'o ppassato”. Si può, invece,cambiare il passato?


Siamo abituati a immaginare il tempo come una linea: prima accadono i fatti, poi, li ricordiamo. Ma nell’esperienza della mente le cose non funzionano così. Ciò che è accaduto non è mai dato una volta per tutte. Si modifica nel tempo, a partire da ciò che ci accade dopo.


Jorge Luis Borges immaginava un racconto che non ha mai scritto. La storia di un uomo, un patriota irlandese condannato a morte dagli inglesi, che ripercorre la propria vita nelle ore che precedono l’esecuzione. Il lettore è portato a credere che sia lui a raccontare in prima persona. Tutto sembra confermarlo. Solo alla fine, un dettaglio minimo fa sorgere il sospetto. Viene un dubbio e si è indotti a rileggere il racconto con un occhio diverso.


Piano, piano, la sconcertante verità si fa strada: a narrare non è l’eroe ma l’amico che lo ha tradito. L’intero racconto a questo punto si rovescia. I fatti restano, ma il loro significato cambia radicalmente. La storia è la stessa. Ma non è più la stessa storia.


Qualcosa di simile accade anche nella vita. Non cambiano i fatti. Cambia ciò che, di quei fatti, continua ad agire. Una frase detta in famiglia, un gesto, un silenzio rimasti per anni sullo sfondo, improvvisamente si spostano in primo piano. Un episodio che sembrava secondario acquista un peso diverso. Il ricordo cambia.  Non perché accada qualcosa di nuovo nel passato, ma perché accade qualcosa nel presente.


Noi non costruiamo liberamente il passato. Ma non lo subiamo nemmeno del tutto. I fatti contano e hanno in sé una verità che resiste a ogni fantasia e ogni racconto che ne facciamo. Ma i fatti non sono un macigno inamovibile, altrimenti gli esseri umani sarebbero condannati a ripetere per sempre gli stessi gesti e nulla cambierebbe mai.  


I fatti non sono “cose”. Sono relazioni, legami, significati che cambiano nel tempo a seconda di come i ricordi li illuminano. C’è un ricordare che riporta semplicemente alla mente. E un ricordare che sposta qualcosa dentro. Non tutto ciò che è accaduto diventa esperienza perché non tutto ciò che ricordiamo ha lo stesso peso e lo ricordiamo nello stesso modo. I fatti restano. Ma ciò che sono non è mai deciso una volta per tutte.


Da dove viene, allora, il significato del passato? La risposta, per quanto controintuitiva, la conosciamo tutti: viene dal presente. Il passato ha il senso che gli diamo in base alle speranze e alle paure dell’oggi. Dentro di noi, il passato è in continuazione rimodellato da ciò che ci accade nel presente e dai progetti che facciamo sul futuro. Per l’essere umano, passato, presente e futuro si fondono in un unico istante “sì come viene ad orecchia/ dolce armonia da organo, mi viene/ a vista il tempo (…)”


Capire il passato significa cambiare il futuro. Ma solo cambiando il futuro si può comprendere in modo diverso il passato. Non se ne esce. E la verità allora? Sta, forse, nelle corde di una chitarra dimenticata che non abbiamo mai imparato a suonare.


 
 
 

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ultimo aggiornamento: 17/04/2026

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