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EMILIO MORDINI

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Psicoanalisi in Friuli: inconscio sociale, memoria e cura

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Medico psicoterapeuta e psicoanalista

San Vito al Tagliamento  ·  Pordenone  ·  Udine  ·  Portogruaro

Cos’è l’inconscio sociale?

Ogni sofferenza individuale affonda le proprie radici non solo nella storia personale e familiare, ma anche nella matrice invisibile dell'inconscio sociale. L’inconscio sociale è quella parte di vita mentale inconscia che non dipende da esperienze personali dimenticate (rimosse), ma che origina dalle memorie condivise di un gruppo unito da legami culturali e da vicende comuni. Queste memorie passano di generazione in generazione in vari modi, principalmente culturali e forse persino biologici, detti “epigenetici”. Per lo psicoanalista è essenziale cogliere l’inconscio sociale dei propri pazienti per curarli correttamente e per aiutarli a riscoprire la ricchezza della loro vita mentale.

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L’inconscio friulano

L’inconscio sociale friulano nasce dalle stratificazioni tra popolazioni celtiche, proto-venete, romane, longobarde, e dal loro incontro con la dominazione veneziana e asburgica, e il mondo slavo. Questo crogiuolo di popoli e culture ha creato un’identità “di confine”, con le tipiche caratteristiche: 1) appartenenze multiple: nessun friulano è mai solo tale, i friulani sono carnici, della pianura orientale o centrale, collinari, goriziani, sloveni, bisiachi, saurani, e ogni gruppo si differenzia per caratteristiche culturali e linguistiche; 2) chiusura e apertura: ogni confine è anche un passaggio, l’inconscio sociale dei friulani è caratterizzato dai due opposti archetipi della diaspora e della “piccola patria”; 3) innovazione e fedeltà: i friulani non si turbano per le diversità ma sono fedeli alle proprie radici.

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Quando nasce l’inconscio friulano moderno?

L’inconscio friulano moderno nasce idealmente con la Crudel Zobia Grassa, che gli storici considerano oggi la maggiore rivolta popolare dell’Italia rinascimentale.

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La Crudel Zobia Grassa

Durante il carnevale del 1511 a Udine, contadini e popolani (Zamberlani, dal nome della fazione filoveneziana dei Savorgnan), stanchi dei soprusi feudali, si ribellarono e diedero vita a massacri spaventosi e assaltarono decine di castelli in tutto il Friuli (Spilimbergo, Colloredo, Villalta, Zoppola, Valvasone, fino al Pordenonese). La rivolta non durò molto, tre giorni a Udine e poche settimane nelle campagne, ma lo scenario, a detta dei cronisti dell’epoca, fu degno di un racconto di E.A. Poe. Folle di popolani, ebbre di vino e sangue, si abbandonarono a stragi e saccheggi per quasi tutto il Friuli, sgozzando con uguale furore maiali e nobili.

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L’Orcolat: il castigo

Meno di un mese dopo la Crudel Zobia Grassa, il 26 marzo 1511, un terremoto catastrofico rase al suolo la regione, già devastata dalla guerra tra Venezia e l’Impero, e fu seguito quasi immediatamente dalla peste e dalla carestia. Era l’Orcolat, l’orrido mostro incatenato sotto il Monte San Simeone che punisce chi infrange l'ordine costituito. La più grande rivolta popolare della storia friulana si risolse così in una catastrofe di dimensioni inenarrabili e in una povertà che durò secoli.

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Il trauma rimosso

Oggi, ben pochi friulani sanno di questo evento, forse il più importante della loro storia. In molti conoscono il mugnaio Menocchio (raccontato da Carlo Ginzburg) e i benandanti, le vicende della Prima guerra mondiale, l’eccidio di Porzûs, ma della Crudel Zobia Grassa e del terribile Orcolat che ne seguì quasi nessuno sa più nulla. Ma questo ricordo continua ad agire nel profondo della memoria condivisa di comunità e singoli, proprio come un trauma rimosso.

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Il sacrificio riparatore nell’inconscio friulano

L’etica del sacrificio riparativo ("lavorare in silenzio e non lamentarsi") è scritta nell’inconscio dei friulani. Si tratta anche di una risorsa, perché è quella che ha permesso di affrontare e superare il terremoto del 1976 e successivamente le sfide della rivoluzione tecnologica e della mondializzazione dei mercati. La gente di questi luoghi ha inconsciamente fatto appello alla lezione appresa dai propri antenati: non ribellarsi al destino, parlare poco, diffidare dei chiacchieroni, e rimboccarsi le maniche. Ma principi così rigidi e severi presentano il conto alla salute mentale delle comunità e dei singoli.

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Psicopatologia friulana

La memoria delle sconfitte storiche e dei traumi collettivi ha condotto i friulani a quella "stanchezza oscura" che ancora oggi affligge molti di loro, la sensazione che il proprio valore coincida esclusivamente con la capacità di sopportare la fatica, di lavorare e guadagnare. Ma a qual fine? “Cui che al sierf l'arbul, al mangje il pom; ma la tiere si mangje ducj” (Chi cura l'albero mangia la mela, ma la terra si mangia tutti). Rassegnazione, sacrificio e pessimismo esistenziale sono il nucleo comune dell’inconscio friulano, ma in Friuli questi sentimenti assumono profili molto diversi tra maschi e femmine.

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Il finto patriarcato friulano

La famiglia tradizionale friulana, la famee, era una famiglia contadina allargata che viveva in case coloniche; aveva una struttura patriarcale e la legge e l'autorità spettavano esclusivamente al maschio più anziano, il padrone. Ma il maschio era condannato a «lavorâ come un mus» fuori casa, nei campi o a emigrare all’estero: unica sua consolazione erano vino e osteria. Così, per secoli e ancora nella famiglia bracciantile del secolo scorso, il Friuli è stato retto da un patriarcato di facciata perché il padrone non era mai a casa e, quando c’era, era spesso ubriaco, capace solo di picchiare moglie e figli e poi cadere nel sonno, stordito da stanchezza e vino.

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L’alcolismo friulano

Per secoli (i primi documenti che testimoniano la diffusione dell’alcolismo in questa regione risalgono al Seicento) i maschi friulani hanno usato l’alcol per sopportare la fatica e lavorare, senza mai ribellarsi, provare a trasgredire l’ordine costituito o cambiare il destino assegnato a ciascuno. Tra il 1900 e il 1915, i ricoveri per alienazione mentale causata da alcolismo nella provincia di Udine oscillavano tra il 15% e il 20% del totale dei ricoverati. Il fenomeno era quasi esclusivamente maschile con un rapporto di circa 10-15 uomini ricoverati per alcolismo per ogni singola donna.

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Lo stress del professionista e del manager

Anche oggi, i maschi friulani, quando sognano una trasformazione profonda della propria vita, sentono istintivamente la paura di andare verso la rovina familiare o professionale. Il consumo eccessivo di alcol riguarda ancora il 29% degli adulti tra i 18 e i 69 anni, più frequente tra i maschi e i giovani tra i 18 e i 34 anni, con un livello di istruzione medio-alto e buone condizioni socioeconomiche. Non sono più i contadini a non reggere il “modello di vita” friulano ma manager, dirigenti e professionisti.

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I suicidi maschili in Friuli

Questa fascia sociale (maschi giovani o di mezza età, con un buon reddito e un livello culturale alto) è anche quella che si suicida di più in Friuli. Il Friuli è terra di suicidi, con un tasso di 9,9 suicidi ogni centomila abitanti, che è l’80% in più di quello medio italiano. In alcune zone, ad esempio il pordenonese, la mortalità per suicidio sale a 10,9 casi per centomila abitanti, cioè praticamente il doppio di quella italiana. L’incremento di suicidi in Friuli è quasi completamente dovuto ai maschi nella fascia tra i trenta e i cinquantanove, che qui si suicidano tre volte di più che le donne.

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Il matriarcato nascosto del Friuli

La vera struttura nascosta della società tradizionale friulana era matriarcale e le donne hanno giocato un ruolo fondamentale anche nella costruzione dell’inconscio friulano, a partire dalle più antiche leggende sulle agane. Per secoli, la donna è stata il vero perno della famiglia friulana, colei che trasmetteva valori e memorie attraverso le generazioni. Accanto a madri e mogli, vanno citate anche le confraternite femminili, che sono una caratteristica precipua della storia del Friuli, a partire dai potentissimi monasteri benedettini femminili di origine longobarda, passando per le benandanti del Cinque-Seicento, alle filandiere dell’Ottocento, alle Portatrici carniche, gli “angeli delle trincee” della prima guerra mondiale, ai Gruppi di Difesa della Donna (GDD) durante la Resistenza, sino alle battaglie del sindacalismo femminile friulano degli anni 1950. Tutto ciò non ha, però, impedito alle donne di pagare un prezzo pesante all’inconscio friulano e alla sua etica del sacrificio.

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La psicopatologia femminile in Friuli

L’uso di psicofarmaci è molto comune tra le donne friulane quasi quanto l’alcol tra i maschi. Nel 2018, nella regione si consumavano 60 DDD (dosi giornaliere standard) per mille abitanti di benzodiazepine e tranquillanti minori. In pratica, il 6% di tutti i friulani (bambini compresi) prendeva ogni giorno la sua dose di Tavor, E.N. o Xanax. Si pensi che la media nazionale era invece di 49,2 DDD per mille abitanti. Nel pordenonese, i dati sono ancora più alti e si aggirano attorno a 66 DDD per mille abitanti: significa che in questa provincia circa 20.000 persone assumono ogni giorno una benzodiazepina. Sono soprattutto le donne a farne uso: in Italia le utilizzatrici di benzodiazepine sono circa il doppio degli utilizzatori, e oltre i 65 anni quasi una donna su quattro ne fa uso.

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Che cosa può fare la psicoanalisi

In Friuli, la fatica senza fine, la paura di cambiar vita e ribellarsi al “proprio” destino, la vergogna a confessarsi deboli e bisognosi di aiuto, il bicchiere che aiuta a reggere, la pastiglia che aiuta a dormire, sono spesso risposte antiche a domande nuove. Una psicoanalisi ben fatta serve a capire e districare questo intreccio tra memorie individuali e collettive, con l’obiettivo di ridare a ciascuno la sua unicità e libertà, salvaguardando al tempo stesso la ricchezza e lo spessore umano che nascono dalla consapevolezza delle proprie radici.

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Il mio studio si trova a San Vito al Tagliamento, tra Pordenone, Udine e Portogruaro.

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Fonti

Furio Bianco, 1511. La «crudel zobia grassa». Rivolte contadine e faide nobiliari in Friuli tra ’400 e ’500, LEG, Gorizia. Edward Muir, Mad Blood Stirring. Vendetta and Factions in Friuli during the Renaissance, Johns Hopkins University Press, Baltimore 1993. Carlo Ginzburg, I benandanti, Einaudi, Torino 1966; Il formaggio e i vermi, Einaudi, Torino 1976. Regione Friuli Venezia Giulia, Piano regionale per la salute mentale (DGR 732/2018). Regione Friuli Venezia Giulia, Consumo di alcol nella popolazione adulta e anziana del FVG. Monitoraggio PASSI e PASSI d’Argento 2010-2023, 2024. AIFA, L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto OsMed 2018, 2023 e 2024. N. Magrini e coll., European Journal of Clinical Pharmacology, 50, 1996, pp. 19-25. ISTAT, Annuario statistico italiano 2025, cap. 4.

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Illustrazione: San Michele arcangelo con spada e bilancia, affresco del XV secolo, vestibolo dell’abbazia di Santa Maria in Sylvis, Sesto al Reghena. Foto di Ziegler175, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.

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Per maggiori informazioni sulle fonti citate, mi scriva a studio@emilio-mordini.it

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San Michele arcangelo con spada e bilancia, affresco del XV secolo, abbazia di Santa Maria in Sylvis, Sesto al Reghena

Emilio Mordini, medico psicoterapeuta e psicoanalista, riceve a San Vito al Tagliamento.

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