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Psicoanalisi e ipnoterapia

Storicamente, la psicoanalisi nasce nel momento in cui Freud abbandona l’ipnosi, che a fine Ottocento si usava per curare i disturbi psichici.

Perché Freud rifiutò l’ipnosi?

Le ragioni principali furono due. La prima fu clinica: l’ipnosi otteneva miglioramenti che non duravano, e il sintomo tornava intatto appena svaniva l’influsso dell’ipnotizzatore. La seconda fu principalmente etica e filosofica: la cura deve condurre il paziente alla verità su di sé; solo la consapevolezza guarisce veramente e cambia per sempre una persona.

In una terapia si può fare a meno della suggestione?

Freud, tuttavia, conosceva bene il limite pratico di questa sua posizione teorica: nei fatti nessuna terapia psicologica o medica, cure farmacologiche comprese (si pensi all’effetto placebo), riesce a evitare completamente l’uso della suggestione.

Che cos’è l’ipnosi?

Ipnosi e suggestione, però, sono due cose distinte. La suggestione aiuta una persona a entrare nello stato di ipnosi; l’ipnosi, poi, è una forma di comunicazione. La comunicazione ipnotica è un modo di comunicare tra esseri umani che si basa sull’intensificazione della vita affettiva, delle emozioni, dei sentimenti, delle impressioni, delle immagini, cioè di tutto ciò che caratterizza la singolarità di un individuo.

Che cos’è l’ipnoterapia?

L’ipnoterapia è una terapia che si basa sulla comunicazione ipnotica. La comunicazione ipnotica è fatta dall’insieme dei fattori non verbali della comunicazione (dal suono della voce al linguaggio corporeo). Si tratta, quindi, di un tipo di comunicazione che fa parte normalmente delle interazioni umane. L’ipnosi clinica intensifica questo tipo di comunicazione mentre riduce le forme di comunicazione verbali, che si basano sul significato delle parole e che tendono a mettere in secondo piano gli aspetti non verbali.

Come si svolge l’ipnoterapia?

Si può svolgere in vari modi, tutti basati su una prima fase in cui si induce il paziente a prestare meno attenzione ai significati verbali della comunicazione e più attenzione a quelli non verbali. Quando il paziente ha raggiunto uno stato di sufficiente distacco dalla sfera puramente razionale, lo si aiuta a lasciare andare immaginazione ed emozioni dentro di sé, senza alcuna necessità di comunicarle verbalmente al terapeuta. Chi conduce l’ipnosi si limita a guidare l’ipnotizzato in questo processo.

Quando è utile l’ipnosi?

L’ipnosi è utile per portare in primo piano la vita affettiva e la rete relazionale di una persona. In psicoterapia può servire per aiutare il paziente a percepire più profondamente la rete di relazioni che hanno fatto e fanno parte della sua esistenza (biologica, affettiva, intellettuale) e costituiscono la sua vita.

Quali sono i limiti dell’ipnosi?

Si teme spesso che l’ipnotizzatore possa imporre la propria volontà all’ipnotizzato. Accade il contrario. Più l’ipnosi è intensa e più l’ipnotizzato ritrova la propria particolarità e si oppone a qualsiasi modifica che non la rispetti. Per questa ragione, l’ipnosi ha un uso molto limitato per la cura di tutte le forme di dipendenza e per la soppressione dei sintomi psicologici. In questi casi, quando si ottengono effetti, li produce la suggestione che accompagna l’ipnosi. La cura tramite la suggestione ha tutti i difetti che Freud aveva già notato più di un secolo fa: le modificazioni durano poco, non sono profonde e non cambiano davvero un individuo.

In quali casi uso l’ipnosi medica?

Nel mio studio di San Vito al Tagliamento (Pordenone), d’accordo con il paziente, a volte uso anche l’ipnoterapia, per una o più sedute. Può essere utile soprattutto in due casi: quando una persona soffre di disturbi d’ansia di lieve o media gravità per i quali non vuole assumere farmaci tranquillanti; oppure quando un paziente lamenta una specifica e quasi insuperabile difficoltà ad abbandonarsi al fluire dell’immaginazione e delle fantasie durante la seduta di psicoterapia. Se ne può parlare durante la prima consultazione.

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