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LA VERITÀ  ·  30/01/2023

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«Se vince l'algoritmo è un grosso rischio per le nostre libertà»

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Lo psicoanalista: «La dittatura delle regole avanza quanto più la società si affida a procedure amministrate da calcolatori»

Intervista di Maddalena Loy  ·  La Verità, p. 7  ·  30/01/2023

Le conquiste democratiche realizzate dall'uomo negli ultimi tre secoli sembrano essere spazzate via dall'intelligenza artificiale (Ai): un sondaggio di European tech insight riferisce che il 51% degli europei sarebbe favorevole a ridurre il numero dei deputati, assegnando i seggi a un algoritmo, e un terzo preferirebbe che i servizi sociali fossero gestiti dall'Ai anziché da funzionari pubblici. Ne parliamo con Emilio Mordini, psicoanalista, già docente universitario di bioetica e di etica. Il professore si occupa di intelligenza artificiale come membro del Gruppo di esperti su ricerca e innovazione per la sicurezza, per conto della Commissione Ue.

La pagina de La Verità del 30/01/2023 con l'intervista di Maddalena Loy a Emilio Mordini

La pagina originale de La Verità, 30/01/2023. Un clic sull'immagine la ingrandisce.

Professore, come legge questo risultato?

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«Le persone tendono ad avere più fiducia nelle macchine che nelle persone».

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L'intelligenza artificiale non è corruttibile, invece…

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«Appunto. A un essere umano si può far cambiare opinione, commuoverlo o corromperlo. Questo può essere un male, ma anche un bene perché permette di sfuggire o mitigare regole ingiuste. Sotto il nazismo e il comunismo, alcuni si salvarono corrompendo i funzionari statali. Se invece che esseri umani, ci fossero stati sistemi di intelligenza artificiale, non si sarebbe salvato nessuno. Oggi, però, siamo governati da persone prive di vero potere decisionale. Quando la decisione su un mutuo la prende un algoritmo, quale vantaggio c'è ad avere un direttore di banca in carne e ossa al posto di una chatbot? Se il medico di famiglia non fa nulla che non rientri nelle linee guida del ministero, paradossalmente non è più rapido consultare Google? Se gli esseri umani imitano le macchine, meglio le macchine».

Perché ci fidiamo più delle macchine che delle persone?

E allora, quali problemi potremmo avere con l'Ai?

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«Il problema riguarda la nostra libertà, non come concetto astratto ma come fatto pratico, della vita quotidiana. Più la nostra società si affida a procedure amministrate da macchine (o da esseri umani che si comportano come macchine), più perdiamo la nostra libertà. Noi chiediamo allo Stato sicurezza, salute, casa e lavoro, ma lo Stato, per non andare in fallimento, deve aumentare le tasse e controllare i servizi che eroga con linee guida e algoritmi».

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Foucault parlava del «capitalismo della sorveglianza», che si presenta come garanzia di prosperità…

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«Più che di prosperità, lo Stato — e le grandi corporazioni che agiscono come fossero Stati, ad esempio Google e Microsoft — si propongono come garanti della vita. Al cittadino viene detto che il mondo è insicuro a causa delle malattie, dei russi, del clima e così via. Le istituzioni globali, ad esempio l'Oms, promettono di proteggerci da questi rischi, spesso imponendo comportamenti preventivi: vaccini, riduzioni delle emissioni di CO2, censura delle fake news, che inevitabilmente riducono la libertà».

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Ma migliorano la vita delle persone…

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«Dipende. Queste istituzioni si preoccupano di allungarci la vita (ammesso che ci riescano), ma non di renderla più piena. Il valore della vita non sta solo nella sua durata. Forse viviamo più a lungo, ma viviamo meglio?».

L'intelligenza artificiale è un rischio per la libertà?

Cosa c'entra tutto questo con l'Ai?

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«Si può imporre un mondo fatto di algoritmi solo se le persone perdono la percezione della qualità della vita. Ci si affida alla tecnologia con l'illusione di avere una vita più lunga, più comoda. Alla fine, ci si accorge che si è pagato un prezzo molto alto. Le nostre vite sono più lunghe ma si sono impoverite, sono diventate come le mozzarelle del supermercato: sane, a lunga conservazione, ma insapori».

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Come siamo arrivati a questo punto?

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«È un processo iniziato dopo la seconda guerra mondiale. L'allungamento della vita è stato presentato come un valore assoluto, garantito dallo Stato attraverso l'automazione dei servizi. Si ricorda il patto tra Mefistofele e Faust? Il diavolo, Mefistofele, prometteva a Faust ricchezza e giovinezza, a patto che Faust fosse sempre insoddisfatto, non dicesse mai al tempo "fermati perché io ora sono felice". Questo è il patto diabolico che lega la nostra società alla tecnologia, e quindi anche all'Ai. Come criceti nella ruota di una gabbia, siamo condannati a inseguire ciò che non raggiungeremo mai».

Perché accettiamo un mondo governato dagli algoritmi?

L'intelligenza artificiale è dunque ineluttabile?

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«Intelligenza significa avere desideri, progetti, intenzioni e solo la materia vivente possiede queste facoltà. L'Ai, come tutte le macchine, non può desiderare nulla, è "stupida", è uno strumento per gestire informazioni. Il problema sono i nostri desideri, non le macchine che usiamo per realizzarli. Noi oggi pensiamo che la verità non esista e cerchiamo la sicurezza nelle istituzioni e nella tecnologia. Ci affanniamo e agitiamo per molte cose, ma non sarà certo Alexa a dirci qual è il senso della vita».

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Nella stessa pagina, il servizio «Dietro Chatgpt un esercito di operai digitali».

L'intelligenza artificiale è davvero intelligente?

Emilio Mordini, medico psicoterapeuta e psicoanalista, riceve a San Vito al Tagliamento.

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